Il comando dell’esercito era invece affido a degli strategói (generali), che potevano detenerlo anche per molti anni di seguito. A guidare lo Stato era, come a Cartagine, un consiglio di anziani, il Senato (anch’esso formato da 300 membri), mentre il comando degli eserciti era affidato, anno dopo anno, a due magistrati, i consoli, eletti tra le famiglie più ricche e antiche della nobiltà. 0000039547 00000 n Se fino a quel momento i Romani si erano accontentati di esercitare in modo “leggero” e “indiretto” il dominio sulle popolazioni sottomesse (le annessioni territoriali erano state infatti minime), con lo smembramento del regno di Macedonia e con l’intensificarsi delle operazioni in Spagna, essi cambiarono completamente registro, passando a un controllo più rigido e intransigente del loro “impero”. Tra il 237 e il 230 a.C. le legioni furono costantemente impegnate nel difficile tentativo di assicurare il controllo della Sardegna e della Corsica, dove le popolazioni locali offrivano una tenace resistenza alla penetrazione romana.Nel 229 a.C. fu la volta dell’Illiria. È il periodo in cui la città, ottenuta dopo tre secoli di lotte l’egemonia su gran parte della penisola italica, si lancia definitivamente alla conquista del mondo mediterraneo, dando avvio a quel processo che porterà infine alla costituzione di un vasto impero territoriale. Il timore provato dai cittadini romani nei suoi confronti (il famoso metus hostilis) era considerato, agli occhi di Scipione, un elemento fondamentale nei delicati equilibri politici interni alla città, una sorta di “valvola di sfogo” con cui i cittadini, concentrati su un pericolo “esterno” erano “costretti” a mantenere la concordia all’interno della città 9.Alla fine il Senato, come si è visto, sposò la linea di Catone, ma la storia, alla lunga diede invece ragione a Scipione Nasica, perché chiusa la partita con Cartagine Roma fu travolta, nel secolo successivo, da una lunghissima guerra civile (133-31 a.C.) che portò al collasso la Repubblica e determinò infine l’instaurazione del Principato augusteo. Agli occhi dei latini e degli italici Annibale aveva continuato a rappresentare “il nemico”, “l’invasore”, con cui ogni compromesso era impossibile.Le conseguenze della vittoria ottenuta su Cartagine furono per Roma importantissime. All’inizio del III secolo a.C. Roma e Cartagine erano considerate le due maggiori potenze del Mediterraneo occidentale. 0000130665 00000 n Nel frattempo il giovane Scipione continuava con la sua campagna di conquista della penisola iberica. 0000013840 00000 n I mercenari, timorosi che Gerone continuasse nella sua azione avanzando con le sue truppe fino a Messina, decisero allora di chiedere aiuto ai Cartaginesi, che da secoli si contendevano proprio con i Siracusani il dominio sulla Sicilia. Massimiliano Cirulli – I popoli del Mediterraneo e le guerre tra Roma e Cartagine 3 grafici atti a facilitare la lettura del testo e la comprensione dei nuovi elementi introdotti. 0000005895 00000 n 0000104736 00000 n 0000130829 00000 n Nel 264 a.C. il comandante siracusano Gerone riuscì tuttavia a infliggere ai Mamertini una pesante sconfitta presso il fiume Longano. Scipione, come già il suo nonno adottivo, una volta tornato in Italia celebrò un grandioso trionfo 8. Intuendo le inclinazioni del nuovo sovrano, Annibale inviò in Sicilia una delegazione che stipulò con Ieronimo un patto di alleanza con il quale anche il sovrano siracusano si impegnava a prendere le armi contro i Romani.Seppur minacciati su tutti i fronti, e nonostante le aperture dello stesso Annibale, i Romani si rifiutarono di intavolare qualsiasi negoziato con i Cartaginesi. 8��$�'@G�Ȟ}�d�D?�Y|g�Ԏ���1*��Ʉ��#�a3�v��� �'�…�J��1}��(TA���j���JA�#�QI��^���`0v�蚈m�"�:6������I`~��u8�����O�`q�&�����!Tm�H���@���{a[���#yj����-��=fB��~:�9ai��l`��N)t��^�ߏc���|���c�[����n�L���A0����!���AL�[��C��td�q����~:�ݡUh�P�}U�A[]�����oU \�q���y��{LL�%�o!�Ԟ�(sC��KE��RG�%�`�T~�J����$P!_7�Ekr�'s��i�n�Rvrwbch�I�68uc 5� �g;#]Z�On^� vA�D�(�ȭ�k���a�����`���$����M�~���s�Ga�O�oF���vT�[��v�V����>��D6�W&�q���I. 0000014298 00000 n Le ragioni che portarono queste due potenze a dare avvio, nel 264 a.C., a un conflitto secolare (264-146 a.C.) rimangono controverse. La guerra era finita 2. Teatro delle operazioni nella guerra dei mercenari. A ricoprire questa carica venne chiamato Quinto Fabio Massimo, un anziano senatore già due volte console e di provata esperienza militare.Consapevole della superiorità tattico-militare di Annibale, Fabio decise di adottare una nuova strategia bellica, la quale prevedeva di evitare, se non in condizioni assolutamente favorevoli, lo scontro in campo aperto con i Cartaginesi e di puntare invece tutte le forze in una lunga guerra di logoramento. 0000012752 00000 n Quindi fu inviato presso di loro un generale, Annone, che spiegò ai mercenari le difficoltà economiche della città e propose di liquidare il soldo dovuto a un tasso inferiore a quello stabilito per contratto. Come prima mossa il Barcide, grazie a un nuovo stratagemma, attirò i mercenari in una gola (gola della Sega), e dopo aver imprigionato i loro capi - che si erano recati da lui per trattare le condizioni della resa - li massacrò dal primo all’ultimo uomo. L’esercito terrestre era composto per la maggior parte da forze mercenarie, reclutate tra le tribù iberiche e libiche, e per una piccola misura da coscritti arruolati tra le popolazioni africane. Nei tre anni successivi (259-257 a.C.) le operazioni militari proseguirono sia sul mare sia sulla terraferma con alterne vicende. Tuttavia la fama da lui acquisita nel corso della guerra dei mercenari e il comportamento ambiguo tenuto dai Romani nella “questione sarda” contribuirono ad alterare nuovamente - e questa volta in modo significativo - l’equilibrio politico. Continuando ad avanzare in colonna Amilcare fece credere ai nemici di essere ormai prossimo a compiere una ritirata, ma quando questi ultimi si lanciarono disordinatamente all’attacco, il generale punico fece compiere ai suoi uomini un’improvvisa rotazione, opponendo in questo modo ai nemici un fronte estremamente compatto. Il Senato decise allora di inviare in Spagna il giovanissimo Publio Cornelio Scipione - figlio omonimo del console del 218 a.C. e futuro “Africano” - il quale, assunto il comando delle truppe sopravvissute (cui si aggiunsero rinforzi inviati da Roma) passò decisamente all’offensiva. Tuttavia Annibale, ormai convinto dell’inevitabilità di un nuovo scontro con Roma e sicuro dell’appoggio del sinedrio cartaginese, controllato in questi anni dalla sua fazione, ignorò gli ammonimenti romani e nella primavera del 219 a.C. mosse contro Sagunto cingendola d’assedio.L’iniziativa di Annibale colse di sorpresa i Romani, che nello stesso periodo si trovavano impegnati nella seconda guerra illirica: Demetrio di Faro, dimentico dei benefici ricevuti da Roma, aveva infatti concesso agli Illiri di riprendere le loro attività piratesche, contravvenendo in questo modo ai patti stipulati alla fine del 228 a.C. A sedare questa rivolta furono inviati entrambi i consoli del 219 a.C., mentre Sagunto, nonostante le continue richieste di aiuto, fu lasciata in balia del suo destino: la città capitolò ai Cartaginesi dopo otto mesi di strenua resistenza 4.Quando la notizia della distruzione di Sagunto raggiunse Roma, il Senato inviò a Cartagine un durissimo ultimatum in cui s’intimava alla città punica di offrire le adeguate riparazioni economiche e soprattutto di consegnare Annibale nelle mani dei Romani. %PDF-1.6 %���� 0000073248 00000 n <<4052B160AE08454BACC4597D425739DA>]>> 5 A questo proposito è diventata celebre l’incitazione rivolta ad Annibale da Maarbale, comandante della cavalleria cartaginese. Il console Scipione, inviato dal Senato in Provenza per arrestare la marcia del Cartaginese, fatto precipitosamente ritorno in Italia affrontò Annibale presso il fiume Ticino, ma in uno scontro che vide impegnate le cavallerie dei due eserciti, riportò una severa sconfitta e decise di ritirare le sue truppe presso Piacenza. puniche, guerre Le tre guerre combattute fra Roma e Cartagine, che segnarono l’egemonia di Roma nel Mediterraneo (v. fig.. 1. La crisi della Repubblica. Alla fine del 206 a.C. in molti a Roma erano tuttavia convinti di aver finalmente trovato un generale in grado di sconfiggere Annibale, ossia il giovane Publio Cornelio Scipione. Come già avvenuto in altre condizioni di estrema gravità, i Romani nominarono allora un dittatore, ovvero un magistrato eccezionale che per sei mesi deteneva un potere assoluto all’interno della città. 0000015302 00000 n 0000006956 00000 n Attraversati i Pirenei e giunto in Provenza, Annibale riuscì a guadare, seppur con difficoltà, il fiume Rodano, eludendo la presenza dell’esercito romano inviato a contrastarlo. 0000006152 00000 n Un professore di geografia di Toronto potrebbe essere vicino a sciogliere un enigma che dura da due millenni… Questa pagina può essere utile per memorizzare in modo sintetico le guerre puniche, ma ti consiglio anche la lettura della pagina dove troverai una più discorsiva esposizione del testo, utile per la comprensione delle vicende che hanno portato Roma a sconfiggere Cartagine intraprendendo una guerra lunga circa 100 anni!. Nel breve scontro che seguì i Romani lasciarono sul campo più di 15.000 uomini: lo stesso Flaminio trovò la morte. 0000005158 00000 n Il rapporto con Cartagine finché Roma si espande nel sud Italia i rapporti con Cartagine sono amichevoli (279 a. C. trattato di pace) le sfere di influenza erano chiaramente individuate e rispettate in Sicilia, dopo il 480 a. C., la zona est rimane greca e quella ovest resta punica La guerra aveva ormai preso un indirizzo favorevole ai Romani: Annibale, costretto nell’estrema punta meridionale della Calabria, non poteva più sperare di ricevere rinforzi né dalla Spagna né tantomeno da Cartagine, visto il costante pattugliamento della flotta romana. A partire dal 232 a.C., tuttavia, la situazione tornò a farsi tesa. Cartagine non ha un suo esercito, ha arruolato me… Da quel momento in avanti ogni espressione di malcontento e ogni infrazione dei patti siglati, anche se pienamente giustificata dalle situazioni contingenti, fu punita con severità. Le Guerre Puniche Le Guerre Puniche (264-146 a.C.) Tra il III e il II secolo a.C. Roma combatte contro Cartagine tre guerre per controllare i commerci nel Mar Mediterraneo. Abbandonata a se stessa, Capua chiese e ottenne la resa nel 211 a.C. Nello stesso periodo i Romani, per allentare la minaccia macedone, siglarono inoltre un accordo con la lega etolica, una confederazione di città-stato greche tradizionale nemica della Macedonia, che costrinse Filippo V ad abbandonare ogni speranza di traghettare il suo esercito in Italia.L’attenzione di Roma e Cartagine si spostò allora sulla penisola iberica. 0000016412 00000 n Alla morte di quest’ultimo (289 a.C.) i Mamertini si erano impadroniti con la forza della città di Messana (Messina), e negli anni seguenti avevano utilizzato questa città come base per compiere continue scorrerie in tutta la Sicilia nord-orientale. 0000012723 00000 n Minacciata direttamente dalle legioni romane, Cartagine si vide allora costretta a richiamare Annibale dall’Italia. Roma vinse la prima guerra punica con la vittoria vicino alle isole Egadi, nel mare della Sicilia. Cornelis Cels, Marco Atilio Regolo fa ritorno a Cartagine (1791). 0000009963 00000 n Roma reagì chiamando a raccolta i vari nemici che Filippo aveva sia in Grecia (primi fra tutti la Lega etolica) sia in Asia Minore, come il regno di Pergamo; i Romani no… Qui il governo punico, spaventato dalla minaccia così vicina, cominciò con difficoltà a versare le prime rate dello stipendio, ma questo atto fu percepito dai mercenari come segno di estrema debolezza. Le guerre puniche ()Dopo avere esteso i suoi confini su quasi tutta l'Italia peninsulare, Roma fronteggiò Cartagine, una potente città fenicia situata nell'Africa settentrionale (la zona dell'odierna Tunisia). Nuovi equilibri politici tra Roma e Cartagine (200-151 a.C.). Lo scontro decisivo tra i due generali avvenne nel 202 a.C. presso Zama. E infatti più o meno nello stesso periodo (la cronologia è discussa) i Romani stipularono un’alleanza con la città greca di Sagunto, posta oltre 200 km a sud dell’Ebro e quindi in pieno “territorio cartaginese”. L’anno successivo i consoli mossero contro Agrigento, importante cittadella in mano ai Cartaginesi situata a un fondamentale crocevia strategico, che capitolò dopo un assedio di otto mesi. Just invest tiny get older to door this on-line revelation storia delle guerre puniche schema e riassunto appunti as capably as evaluation them wherever you are now. ppt. Quest’ultimo, giunto a Cartagine, procedette a una profonda riorganizzazione dell’esercito punico e l’anno successivo (255 a.C.) inferse a Regolo una pesantissima sconfitta (battaglia di Tunisi) che costrinse i Romani ad abbandonare ogni velleità di continuare la guerra in Africa. 0000011911 00000 n 0000016547 00000 n Storia antica — Guerre Puniche e Cartagine: riassunto della prima, seconda e terza guerra punica, le lotte della plebe, i tribuni della plebe, l'espansione cartaginese in Spagna, Annibale in Italia, la riscossa dei Romani, l'espansione verso oriente Storia delle guerre puniche: schema e riassunto. Cerchi un libro di Le guerre puniche. Presa quindi la via delle Alpi, dopo una traversata epica, giustamente celebrata dalla tradizione antica e moderna, all’inizio dell’inverno del 218 a.C. egli mise finalmente piede in Italia, ricevendo subito l’appoggio di numerose tribù galliche. L’assemblea popolare, riunita o per tribù territoriali (comitia tributa), o per centurie secondo le classi di censo (comitia centuriata), aveva invece potere legislativo e si occupava, oltre che dell’elezione dei sommi magistrati, di ratificare tutti gli atti ufficiali, tra i quali le dichiarazioni di guerra o i trattati di pace. Dotato di un grande carisma personale, Scipione incarnava perfettamente gli ideali di una nuova generazione di nobili romani che, educati ormai alla cultura greca, si ponevano al di fuori degli schemi tradizionali imposti a Roma dal mos maiorum, mostrando una più decisa inclinazione verso l’instaurazione di un vero e proprio “culto” della singola persona. A questo punto i Romani, che pur avevano ottenuto importanti vittorie campali, si resero conto che per dare una vera svolta al conflitto era necessario procedere con la costruzione di una flotta da guerra. La risposta di Cartagine non fu, in un primo momento, particolarmente efficace. I mercenari rifiutarono infatti le offerte del generale e mossero verso Cartagine, accampandosi a soli pochi chilometri dalla città. Grazie a queste misure e al fatto che diverse comunità del centro-Italia, soprattutto quelle latine, mantennero fede alla loro alleanza, i Romani riuscirono a schierare un numero sufficiente di legioni con cui contrastare l’avanzata dei Cartaginesi.In questa fase ritornò prepotentemente sulla scena Quinto Fabio Massimo il quale, vista legittimata l’accortezza della sua strategia bellica dalla terribile sconfitta di Canne, riuscì a farsi eleggere per due anni di fila al consolato tra il 215 e il 214 a.C. e a garantire la carica al giovane figlio nel 213 a.C. Questi erano dei mercenari di origine campana che verso la fine del IV secolo a.C. avevano prestato servizio in Sicilia agli ordini di Agatocle, tiranno di Siracusa. Colti completamente alla sprovvista e pressati anche ai fianchi dai terribili attacchi della cavalleria numidica, i Romani subirono un’altra, pesantissima sconfitta: solo un manipolo di legionari riuscì a sfondare centralmente le linee cartaginesi e a trovare riparo a Piacenza. Consapevoli di ciò e vista la concomitante distruzione del proprio esercito, facilmente sconfitto da Massinissa, i Cartaginesi inviarono allora un’ambasciata a Roma per giustificare il loro intervento, pregando il Senato di non compiere alcun atto di ritorsione nei loro confronti.In Senato tuttavia era ormai dominante la linea politica “intransigente” sostenuta da Catone il Censore. Non è un caso che nel 146 a.C. venisse distrutta, oltre a Cartagine, anche la città greca di Corinto, a testimonianza dell’ormai indiscusso dominio romano sulla Grecia continentale.Ciò nonostante, la tradizione riporta che l’opportunità di distruggere Cartagine fu a lungo dibattuta in Senato. Cartagine, Massinissa e lo scoppio della guerra (151-149 a.C.). Moneta raffigurante Massinissa, re di Numdia. La manovra di accerchiamento fu quindi completata dagli elefanti e dalla cavalleria cartaginese: Amilcare riportò una vittoria schiacciante e i ribelli lasciarono sul campo più di 7.000 uomini. Il Senato tuttavia, proprio sotto consiglio di Regolo, si rifiutò di intavolare qualsiasi trattativa, e il console, nonostante le proteste dei concittadini, fece allora ritorno a Cartagine dove subì un terribile supplizio. Il conflitto entrò allora in una fase di stallo. 0000017115 00000 n Ma quando la notizia di questi preparativi giunse a Roma il Senato si affrettò a inviare un ultimatum a Cartagine rivendicando per sé il possesso dell’isola e minacciando i Cartaginesi di riaprire le ostilità se non si fossero piegati alle loro volontà.Questa rappresentava ovviamente una minaccia che Cartagine, uscita stremata dalla guerra con i mercenari, non poteva sostenere: la città punica si vide quindi costretta a cedere ogni rivendicazione sulla Sardegna e a pagare ai Romani un’indennità di 1200 talenti.Le ragioni che portarono i Romani a cambiare in modo così drastico il loro comportamento nel volgere di soli tre anni rimangono tutt’ora controverse. Sul fronte italico i Romani impiegarono costantemente un numero altissimo di legioni con le quali frustrarono ogni tentativo di Annibale di allargare la sua rete di alleanze, mentre nello stesso periodo la flotta romana, stazionata al largo di Brindisi, impediva a Filippo V di portare le sue truppe in Italia.In Sicilia fu invece inviato un altro famoso generale, Marco Claudio Marcello, il quale, sbaragliate sul campo le forze cartaginesi e siceliote, pose ben presto l’assedio alla stessa Siracusa. 0000007568 00000 n Categoria: Storia Antica. 1383 0 obj <> endobj Nato del 235 a.C., egli aveva avuto occasione di mettersi in mostra già da giovanissimo, quando nel 218 a.C. aveva salvato la vita del padre, allora console, nella battaglia del Ticino. Nonostante la schiacciante vittoria riportata a Canne, Annibale, seppur pressato dai suoi generali, si rifiutò di marciare su Roma, che egli considerava probabilmente inespugnabile a causa delle forti mura “serviane” 5, e preferì piuttosto rimanere nel sud Italia a fomentare la rivolta dei socii italici. Cartagine e le guerre puniche - l'espansione di Roma nel Mediterraneo. Appunto di Storia antica con riassunto della Seconda Guerra Punica raccontana nei suoi punti fondamentali. Scipione si proponeva, in sostanza, di ripetere lo stesso progetto tentato tredici anni prima da Annibale, anche se al contrario: portare la guerra in Africa, battere ripetutamente i Cartaginesi sul proprio territorio, sollevare i loro alleati e costringerli infine ad accettare una pace umiliante.Tornato quindi a Roma alla fine del 206 a.C. ed eletto console per l’anno successivo, Scipione presentò il suo progetto al Senato, il quale, dopo un iniziale tentennamento, gli accordò il permesso di trasferire le sue truppe in Africa.Sbarcato sul suolo cartaginese all’inizio del 204 a.C., Scipione ottenne subito l’appoggio del principe numida Massinissa, e l’anno successivo conseguì presso i Campi Magni (203 a.C.) un importante successo sulle forze puniche. 0000151941 00000 n Nella primavera del 218 a.C., ricevuta notizia che Cartagine aveva rotto gli indugi e dichiarato apertamente guerra ai Romani, Annibale si mise quindi in marcia da Nova Carthago alla testa di un imponente esercito forte di oltre 90.000 uomini. Quindi si mosse ad assediare Tunisi, ultima roccaforte in mano ai mercenari ribelli. Questa regione, posta, almeno per il momento, al di fuori dell’orizzonte controllato dai Romani, era altresì ricca di miniere d’oro, d’argento e di stagno, che avrebbero permesso a Cartagine di recuperare piuttosto rapidamente i fondi con cui finanziare una nuova guerra.Sbarcato a Gades (l’odierna Cadice) alla fine del 237 a.C., accompagnato dal genero Asdrubale e dal figlio di nove anni Annibale, Amilcare diede inizio a un’ambiziosa ed estesa campagna di conquista che tenne impegnati i Cartaginesi per i successivi otto anni, fino a quando, alla fine del 229 a.C., lo stesso Amilcare rimase ucciso in uno scontro con una delle tribù iberiche.Il comando dell’esercito punico fu allora assunto da Asdrubale, il quale, più che continuare le operazioni militari, si preoccupò piuttosto di consolidare le recenti conquiste stipulando trattati di alleanza con le popolazioni locali e fondando la città di Nova Carthago (odierna Cartagena), destinata in poco tempo a diventare la florida capitale dell’impero punico in Spagna. Durante il lungo processo che aveva portato Cartagine a estendere e consolidare il suo dominio sul Mediterraneo occidentale, si erano venuti a formare, all’interno della città, due opposti schieramenti politici, animati da differenti vedute riguardo agli indirizzi da imprimere alla politica espansionistica.Da una parte la classe dei ricchi proprietari terrieri era convinta che le forze militari cartaginesi dovessero essere impiegate nel tentativo di assicurare alla città un controllo sempre più esteso sull’entroterra africano, il cui sfruttamento era del resto alla base della loro stessa ricchezza.

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